Manchester: l’ingresso di uno showroom è ad illusione ottica

casa-ceramica-optical-illusion-tiles-1-1

Un pavimento storto, con buche e ondulazioni, all’entrata di un negozio? Sembrerebbe di sì, ma in realtà si tratta solo di una riuscitissima illusione ottica. Stiamo parlando dell’entrata dello showroom Casa Ceramica, a Manchester, che induce i passanti a rallentare per evitare di cadere. Ma in realtà non esiste nessun pericolo di caduta: il pavimento, composto da 400 piastrelle in porcellana, è opera di un gruppo di designer ed è liberamente ispirato ad “Alice nel Paese delle Meraviglie”. A completare l’opera, l’artista inglese Myro Doodles ha realizzato sul muro laterale delle illustrazioni con delle citazioni dal libro “La Fabbrica di Cioccolato” di Roald Dahl e dal poema “This is the Place” di Tony Walsh per commemorare le vittime dell’attentato terroristico dello scorso maggio.

Advertisements

Pillola#193 – Asia Argento

22406001_10214548648405419_9052480117120937980_n

“Questo dito medio è per tutti gli italiani – ripeto: italiani, che accusano di essermi cercata la violenza subita da ragazza perché non sono scappata e perché non ho denunciato prima. E’ colpa di persone come voi se le donne hanno paura di raccontare la verità. Dal resto del mondo ricevo solo parole di solidarietà e conforto, nel mio paese vengo chiamata troia. Vergognatevi, tutti. Siete dei mostri.” – Asia Argento

Le incredibili fotografie macro che evidenziano la meraviglia delle piume di pavone

Il fotografo turco Can Tunçer ha praticato la fotografia macro per circa 7 anni e recentemente ha realizzato un progetto che immortala in maniera incredibile le sfumature di colore presenti nelle piume dei pavoni. Utilizzando tre diverse lenti ad un ingrandimento 10x, 5x e 3.7x, il fotografo è riuscito ad esplorare la bellezza colorata di queste piume incredibili, che da secoli hanno ispirato artisti e designer di tutto il mondo e in molteplici ambiti. Nell’arco di due settimane, Tunçer ha scattato oltre 1.500 immagini, ritraendo i particolari di ciascuna piuma, per poi combinarle e arrivare alla realizzazione di un’unica immagine finale: ogni singola immagine utilizza dunque circa 40 diverse macro fotografie. Chapeau!

https://500px.com/-can-

Le illustrazioni che dimostrano come esistano due tipi di persone al mondo

tumblr_ota4vrMXah1urogowo1_1280

L’illustratore João Rocha sostiene che, nel mondo, esistano due tipi di persone. E per dimostrarlo, ha realizzato una serie molto divertente intitolata “2 Kinds of People” in cui mostra quei piccoli dettagli che, sostanzialmente, dividono le persone in due categorie ben precise. Chi dorme con le finestre aperte e chi con le finestre chiuse, chi aggiunge prima i cereali o prima il latte, chi ha il telefono pieno di notifiche e chi ha tutto ordinato, chi mangia la pizza dall’alto e chi dal basso. Voi, in quale categoria vi identificate?

Essere gay e arabi: “Ultimo giro al Guapa”, l’intenso libro di Saleem Haddad

Saleem Haddad

In una grande città mediorientale affollata e infuocata, il giovane Rasa si appresta a vivere un giorno di svolta nella sua vita: quello in cui la nonna – con cui condivide la casa – lo scopre a letto con il suo amante, quello in cui il suo migliore amico viene arrestato in quanto omosessuale, quello in cui riscopre la sua passione politica che lo aveva portato a vivere attivamente la primavera araba, quello in cui scopre il volto del terrorismo, quello in cui deve fare i conti con la sua Eib – la vergogna – di essere arabo e gay, quello in cui deciderà cosa fare del suo amore nascosto, quello in cui ricomporrà i pezzi del suo passato familiare per emanciparsi definitivamente da esso. “Ultimo giro al Guapa” (Edizioni E/O) di Saleem Haddad è tutto questo: un affresco appassionato, intenso e sincero delle varie sfumature che compongono la vita di un ragazzo arabo e il rapporto con l’Islam, con la politica, con la propria sessualità e con le convenzioni sociali e familiari.

Sfidando i luoghi comuni che spesso accompagnano la narrazione del mondo arabo e dell’Islam, Haddad ci porta per mano nella realtà multi sfaccettata e multicolore del Medioriente. La città in cui è ambientato il romanzo, ad esempio, non è mai specificata. Potrebbe essere Beirut ma anche Il Cairo, Gerusalemme, Damasco, Amman: ci sono elementi che ci possono facilmente condurre nelle strade di ciascuna di esse. Siamo nel pieno della primavera araba, o almeno nel momento immediatamente successivo: quando le speranze di riscatto del popolo sono state tradite, colpite e nuovamente represse. La scelta dell’autore di non parlare esplicitamente di un luogo preciso è stata fatta perché voleva che la trama non fosse soffocata da una lettura politica e che il focus restasse sul protagonista, Rasa, e i suoi comprimari: sulla sua ricerca di identità, sul suo sentirsi ‘fuori posto’ ovunque, sulle relazioni sociali, sul peso che il tentativo di ribellarsi all’ordine precostituito ha significato per molti ragazzi arabi.

Ed è proprio questo il pregio del romanzo: non focalizzarsi su una lettura politica di un importante momento storico ma raccontare l’Eib, quella parola araba che indica la vergogna e il pudore, un vero e proprio codice sociale forte ed interiorizzato, che guida ogni rapporto sociale e legame nella comunità araba. L’Eib sottintende qualsiasi comportamento, parola e pensiero, e così è anche per Rasa: cosa è libero di fare? Cosa è libero di provare? Cosa è libero di vivere? Come verrà percepito da sua nonna Teta, figura monumentale e conservatrice, che racchiude in sé i mille volti multiformi e complessi dell’Islam? Come verrà percepito dai suoi colleghi universitari negli Stati Uniti, quando improvvisamente – dopo l’11 settembre – il suo essere arabo lo costringerà a fare i conti per la prima volta con le proprie origini? Come può vivere, nascosto, la storia d’amore con Taymour, l’uomo della sua vita, prossimo ad un matrimonio combinato, in una società che non accetta, anzi opprime assolutamente, l’omosessualità?

“Ultimo giro al Guapa” è dunque il racconto di un giovane uomo che è alla ricerca del suo posto del mondo, della sua identità, e che finalmente inizia a dare un nome alle sue sensazioni. Un giovane uomo che capisce come non ci si possa mai definire completamente, come non si possa mai appartenere totalmente ad un luogo, come non si possano mai controllare i sentimenti, le passioni, i legami. Un giovane uomo che impara a stare al mondo e, con esso, a cambiare.

Ultimo Giro al Guapa

I colori elettrici delle città asiatiche

Per ben otto anni, il fotografo francese Yann Lecoeur ha percorso le città asiatiche e ha catturato i colori elettrici delle sue strade. L’artista francese, che è anche ingegnere del suono, è considerato “l’oreille d’or” della fotografia francese per quella capacità di riuscire ad immortalare i suoni, i colori, i motivi di un luogo semplicemente “sentendo” la sua atmosfera. Date un’occhiata!

https://www.instagram.com/malakyte_studio/

Pillola#192 – Bebe Vio

Bebe Vio

“A 11 anni ho pensato al suicidio. Ma forse in realtà neanche capivo veramente il significato. Ho chiesto ai medici di uscire prima dall’ospedale perché era il mio compleanno, mio papà a casa mi faceva le medicazioni ma non avevo la morfina. Mi faceva molto male, urlavo ‘perché a me, perché a me’ e volevo suicidarmi. Mio papà mi ha chiesto ‘E come avresti intenzione di suicidarti?’ e io ‘Ora mi butto giù dal letto’. Ammetto di avere un letto americano, quindi è molto alto, ma ovviamente non abbastanza. Faccio per buttarmi giù, lui non ci credeva, mi ha preso al volo e mi ha rilanciata su e poi mi fa: ‘Bebe scusami, buttandoti giù dal letto non ti suicidi ma ti fai ancora più male e poi vieni a me a rompere le palle. Se vuoi me lo dici, siamo al secondo piano e ti porto alla finestra. Se ti butti da lì è sicuro’. Io rimasi così: avevo 11 anni, volevo suicidarmi e mio padre mi diceva ‘Guarda, il letto non funziona, se vuoi ti porto alla finestra’. A quel punto mi disse: ‘Bebe, ma non rompere le palle che la vita è una figata!’. E io sono rimasta lì a pensare che la parte dura era finita e a quel punto era tutto relativamente in discesa. È stata questa frase a illuminarci”. – Bebe Vio

Le installazioni nei boschi norvegesi di Rene Guneriussen

Rune-Guneriussen-Installations-1

Per anni, l’artista norvegese Rune Guneriussen ci ha incantati con le sue installazioni forestali. Oggetti quotidiani posizionati nei boschi naturali della Norvegia: lampade da tavolo d’epoca che imitano funghi selvatici, lampade da lavoro che ricordano i ragni che scorrono sui terreni della foresta e torri di libri che avvolgono i tronchi degli alberi sono solo una parte della natura creativa che produce. In ogni caso, il notevole contrasto tra gli oggetti artificiali e l’ambiente rurale racconta una storia di “equilibrio tra natura e cultura umana”, che è il fine ultimo delle sue creazioni: raccontare il delicato rapporto tra uomo, natura e materialità. Ogni installazione può richiedere fino a tre settimane di lavorazione. Una volta completate, Guneriussen immortala le sue scene magiche in meravigliose fotografie.

http://www.runeguneriussen.no/