Concita De Gregorio, Mi sa che fuori è primavera

Concita De Gregorio - Mi Sa Che Fuori è Primavera

Il problema è la mancanza di parola. Tutti hanno diritto ad essere rappresentati da una parola, poiché essa incasella, ha già un pensiero costruito dietro, non destabilizza e dà un posto nel mondo. Ma non esiste una parola, in italiano almeno, per definire i genitori che hanno perso i propri figli. Persi nel senso di scomparsi. Ma persi anche nel senso di morti. La differenza è molta, ma basterebbe una sola parola per definire Irina Lucidi, mamma di Livia e Alessia, donna che in cinque giorni ha perso il marito (quasi ex), trovato suicida sui binari di Cerignola, e le sue due bambine, di cui il padre ha fatto scomparire (per sempre?) le tracce.

Si potrebbe parlare di uxoricidio al contrario: Mathias Schepp non ha ucciso “fisicamente” la moglie, che le imponeva il divorzio, ma l’ha ammazzata mentalmente, emotivamente, togliendole ciò che possedeva: la sua famiglia. “Le bambine non hanno sofferto, non le vedrai mai più” è l’unico biglietto, alla fine della vicenda, che le è rimasto in mano. E in effetti di Alessia e Livia non si è trovata mai nessuna traccia.

Come si vive dopo tali tragici eventi? Cosa risponde Irina quando le chiedono: “Lei ha figli”? Ecco, una risposta non esiste, poiché non esiste una parola. Ma le parole cerca di dirle, anzi di scriverle, Concita De Gregorio nel suo bellissimo libro “Mi Sa Che Fuori è Primavera”, che racconta proprio la storia di Irina Lucidi dopo averla conosciuta, dopo averla ascoltata, dopo aver scavato nel suo dolorosissimo passato e dato uno sguardo al suo presente.

Un racconto a due voci, un dialogo tra scrittrice e protagonista, che insieme ricompongono i pezzi di un tragico puzzle composto da violenza psicologica, mancanze burocratiche, la forza dei ricordi, l’oppressione dell’inevitabile e la speranza di un futuro. Perché chi rimane, sopravvive. E chi sopravvive, ha l’obbligo di tentare la strada della felicità, della rinascita, della speranza. Come cita un passaggio dello stesso libro: “La vita è molto semplice. Per essere felici non ci vuole molto. Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia già dentro di noi”.

Concita De Gregorio

di Daniele Messina

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