Palmira, cosa rimane dopo l’Isis

Com’è la città di Palmira dopo 10 mesi di occupazione da parte dell’ISIS? A raccontarlo ci ha pensato l’Afp, la prima testata straniera a entrare nella città siriana liberata, che grazie alle fotografie di Joseph Eid e al testo di Maher Al Mounes ci ha mostrato cosa rimane – e in che stato – del celebre sito archeologico nordafricano. Come dice lo stesso autore dell’articolo: “All’improvviso mi ritrovo nel celebre teatro romano di Palmira. È ancora in piedi. Sul mio viso si disegna un ampio sorriso di sollievo. Ma il sorriso sparisce poco dopo, quando scopro che l’Arco di trionfo è stato totalmente distrutto. Mi dirigo poi verso quello che un tempo era il tempio di Baal. Un’opera architettonica di enorme importanza, che mescolava gli stili greco, romano e mediorientale. Non ne rimane che un cumulo di pietre che si scaldano sotto il sole di mezzogiorno. Alcuni fiori gialli hanno invaso i detriti. Ed è solo l’inizio. Le torri funerarie sono state parzialmente demolite. Quasi dappertutto sono state abbattute delle colonne. Ma molte sono ancora in piedi, testimoni di tutto quello che è successo qui. Tutto sommato la gioia prevale sulla tristezza. I danni sono pesanti, ma il sito archeologico è sopravvissuto. Festeggio questa constatazione nell’unico modo possibile in questo momento: con un autoscatto. Sorrido con il mio cappellino dell’Afp e fotografo me stesso in mezzo alle rovine”.

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2 thoughts on “Palmira, cosa rimane dopo l’Isis

  1. Purtroppo dopo le prime gioie della “liberazione” i danni ci sono e si vedono. Gli entusiasmi però – da quel che leggo – sono ancora alle stelle, tanto che pare ci sia un enorme scanner che ha già riprodotto in scala per filo e per segno il grande arco. Ma questo sarà poi un restuaro? io non lo credo. Ritornerà in auge la storica diatriba tra il restauro e la ricostruzione. Sarà evidentemente una ricostruzione che mancherà dell’aura delle origine; considerando poi che si sta perdendo la memoria e le informazioni durano il tempo della lettura… potremmo “correre il rischio” di avere tra una quindicina di anni, persone che crederanno di passeggiare tra gli antichi reperti romani…

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