Pillola#193 – Asia Argento

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“Questo dito medio è per tutti gli italiani – ripeto: italiani, che accusano di essermi cercata la violenza subita da ragazza perché non sono scappata e perché non ho denunciato prima. E’ colpa di persone come voi se le donne hanno paura di raccontare la verità. Dal resto del mondo ricevo solo parole di solidarietà e conforto, nel mio paese vengo chiamata troia. Vergognatevi, tutti. Siete dei mostri.” – Asia Argento

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Essere gay e arabi: “Ultimo giro al Guapa”, l’intenso libro di Saleem Haddad

Saleem Haddad

In una grande città mediorientale affollata e infuocata, il giovane Rasa si appresta a vivere un giorno di svolta nella sua vita: quello in cui la nonna – con cui condivide la casa – lo scopre a letto con il suo amante, quello in cui il suo migliore amico viene arrestato in quanto omosessuale, quello in cui riscopre la sua passione politica che lo aveva portato a vivere attivamente la primavera araba, quello in cui scopre il volto del terrorismo, quello in cui deve fare i conti con la sua Eib – la vergogna – di essere arabo e gay, quello in cui deciderà cosa fare del suo amore nascosto, quello in cui ricomporrà i pezzi del suo passato familiare per emanciparsi definitivamente da esso. “Ultimo giro al Guapa” (Edizioni E/O) di Saleem Haddad è tutto questo: un affresco appassionato, intenso e sincero delle varie sfumature che compongono la vita di un ragazzo arabo e il rapporto con l’Islam, con la politica, con la propria sessualità e con le convenzioni sociali e familiari.

Sfidando i luoghi comuni che spesso accompagnano la narrazione del mondo arabo e dell’Islam, Haddad ci porta per mano nella realtà multi sfaccettata e multicolore del Medioriente. La città in cui è ambientato il romanzo, ad esempio, non è mai specificata. Potrebbe essere Beirut ma anche Il Cairo, Gerusalemme, Damasco, Amman: ci sono elementi che ci possono facilmente condurre nelle strade di ciascuna di esse. Siamo nel pieno della primavera araba, o almeno nel momento immediatamente successivo: quando le speranze di riscatto del popolo sono state tradite, colpite e nuovamente represse. La scelta dell’autore di non parlare esplicitamente di un luogo preciso è stata fatta perché voleva che la trama non fosse soffocata da una lettura politica e che il focus restasse sul protagonista, Rasa, e i suoi comprimari: sulla sua ricerca di identità, sul suo sentirsi ‘fuori posto’ ovunque, sulle relazioni sociali, sul peso che il tentativo di ribellarsi all’ordine precostituito ha significato per molti ragazzi arabi.

Ed è proprio questo il pregio del romanzo: non focalizzarsi su una lettura politica di un importante momento storico ma raccontare l’Eib, quella parola araba che indica la vergogna e il pudore, un vero e proprio codice sociale forte ed interiorizzato, che guida ogni rapporto sociale e legame nella comunità araba. L’Eib sottintende qualsiasi comportamento, parola e pensiero, e così è anche per Rasa: cosa è libero di fare? Cosa è libero di provare? Cosa è libero di vivere? Come verrà percepito da sua nonna Teta, figura monumentale e conservatrice, che racchiude in sé i mille volti multiformi e complessi dell’Islam? Come verrà percepito dai suoi colleghi universitari negli Stati Uniti, quando improvvisamente – dopo l’11 settembre – il suo essere arabo lo costringerà a fare i conti per la prima volta con le proprie origini? Come può vivere, nascosto, la storia d’amore con Taymour, l’uomo della sua vita, prossimo ad un matrimonio combinato, in una società che non accetta, anzi opprime assolutamente, l’omosessualità?

“Ultimo giro al Guapa” è dunque il racconto di un giovane uomo che è alla ricerca del suo posto del mondo, della sua identità, e che finalmente inizia a dare un nome alle sue sensazioni. Un giovane uomo che capisce come non ci si possa mai definire completamente, come non si possa mai appartenere totalmente ad un luogo, come non si possano mai controllare i sentimenti, le passioni, i legami. Un giovane uomo che impara a stare al mondo e, con esso, a cambiare.

Ultimo Giro al Guapa

Architettura e malattie mentali: le illustrazioni di Federico Babina

Abbiamo già parlato in precedenza del meraviglioso lavoro di Federico Babina, illustratore e architetto italiano, il quale crea edifici che rimandano a oggetti, persone, idee, arte e musica. Questa volta, Babina ha realizzato una serie dal titolo “Archiatric” che contiene delle geniali illustrazioni che associano l’architettura alle malattie mentali: schizofrenia, bipolarismo, ansia, demenza, depressione, Alzheimer. Ogni edificio rappresenta i sintomi e le sensazioni legate a queste malattie, con muri che si sgretolano, o imprigionano, o si sciolgono, o creano labirinti. Il risultato è accurato e decisamente brillante!

L’installazione a forma di Partenone realizzata con oltre 100.000 libri censurati

Photo - Roman März

L’artista concettuale argentina Marta Minujìn ha appena terminato la realizzazione della sua monumentale opera “The Parhenon of Books” a Kassel, in Germania, nell’ambito del festival artistico Documenta 14. L’installazione, composta da oltre 100.000 libri proibiti, è una replica architetturale del Partenone di Atene e raccoglie oltre 170 testi che, nel corso della storia, sono stati proibiti e censurati dai regimi di alcuni paesi, mentre circolavano liberamente in altri. Al pubblico è stato chiesto di donare questi libri, i quali sono stati poi impacchettati con della plastica protettiva e infine appesi alla struttura. Posizionando, dunque, materiale censurato in una struttura – il Partenone – che simboleggia la democrazia e la libertà, l’artista ci chiede di pensare come la politica possa influenzare il pensiero comune. La scelta del luogo in cui la Minujìn ha posizionato la sua installazione non è casuale: in quello stesso luogo, durante l’occupazione nazista, Hitler ordinò di bruciare oltre 2000 libri considerati contro il regime.

http://www.documenta14.de/en/

A New York nasce la biblioteca online gratuita sulla metropolitana

A New York è appena nata la “Subway Library“: un’iniziativa – che per il momento durerà sei settimane – che permette ai viaggiatori della metropolitana di scaricare centinaia di libri caricati su una biblioteca online accessibile gratuitamente con il WiFi.  Il servizio è attivo sulle linee E e F di Brooklyn, Manhattan e Queens, e permetterà a tutti i passeggeri di accedere a centinaia di volumi messi a disposizione dalla New York Public Library, promotrice dell’iniziativa, che saranno dunque liberi di scegliere quale titolo leggere durante il loro viaggio in metropolitana. Amazing!

Fotografia: le “donne anonime” di Patty Carroll

Patty Carroll, fotografa inglese trapiantata negli Stati Uniti, ha realizzato un progetto fotografico dal nome “Anonymous Women” in cui indaga sui ruoli che le donne assumono – e hanno assunto in passato – all’interno della vita domestica. L’ispirazione è arrivata dopo aver passeggiato tra le bancarelle di un mercatino delle pulci e antiquariato: tutte quelle stoffe, quegli oggetti, quelle sfumature le hanno fatto venire in mente i diversi tipi di donne che animano le case e le famiglie in giro per il mondo. I ritratti – non a caso – vedono le donne sepolte dalla tappezzeria e gli utensili delle loro stanze. Spesso annullate, umiliate, ma anche forti e coraggiose, il progetto è insieme un omaggio e una denuncia il cui intento è spronare le donne ad essere libere da qualsiasi convenzione sociali e – senza alcun ruolo assegnato dal genere – libere.

http://pattycarroll.com/

Pillola#188 – Virginia Raffaele

“Ci sono paure reali e paure immaginarie. Ieri era la giornata mondiale contro l’omotransfobia. Era una giornata contro la paura. Ora, in un Paese come questo, devastato dalla crisi economica, dalla permanente instabilità politica che deve fronteggiare terremoti, affrontare il dramma del lavoro, resistere ad Equitalia, ancora si ha la testa, si ha lo spirito e si trovano le energie per avere paura di chi vuole amarsi semplicemente come gli pare. Ma è mai possibile. Forse tra tutte le paure questa è la più stupida. No? Dicono tutti così” – Virginia Raffaele 

“Sai che sei adulto quando…”

La designer e illustratrice Cristina Vanko ha dato vita ad un progetto dal titolo #100daysofadulting, in cui ogni giorno pubblica online una vignetta in cui dimostra – ironicamente ma orgogliosamente – i motivi per cui si è resa conto di essere una persona adulta. Ogni illustrazione inizia con la frase “Sai sei un adulto quando …” e l’artista riempie il vuoto utilizzando uno stile luminoso, cartoonish e con un lettering a mano, per raffigurare le fasi “adulte” della sua vita. Semplici ma…quanta sono vere!

https://www.instagram.com/100daysofadulting/

Pillola#187 – Valeria Bruni Tedeschi

Valeria Bruni Tedeschi - David di Donatello 2017

«Ringrazio Franco Basaglia che cambiò radicalmente l’approccio della malattia mentale in Italia. Paolo Virzì, che mi guarda da anni con tenerezza, allegria e senza paura. Ringrazio la mia amica Barbara, che mi propose ufficialmente la sua amicizia il primo giorno di asilo e mi dette un po’ della sua focaccia facendomi sentire magicamente non più sola. Ringrazio gli uomini che mi hanno amata, che ho amato e anche quelli che mi hanno abbandonata, perché mi sento fatta di tutti loro, ed è a loro che mi racconto. Ringrazio gli sconosciuti che mi fecero un sorriso, un gesto, ma nei giorni più bui. Ringrazio i miei due meravigliosi bambini. Ecco. E grazie a voi. Scusate» – Valeria Bruni Tedeschi – David di Donatello 2017