Satira: ecco “Gli Impresentabili”, l’album delle figurine dei relatori del Congresso delle Famiglie

Tra pochi giorni Verona ospiterà il Congresso Mondiale delle Famiglie (World Congress of Families, WCF), che ha come obiettivo promuovere politiche per “affermare, celebrare e difendere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”. Come si legge dalle pagine de Il Post, “il WCF riunisce «il movimento globale» antiabortista, antifemminista e anti-LGBTQI ed è stato classificato come “gruppo d’odio” dal Southem Poverty Law Center, organizzazione americana senza fini di lucro impegnata nella tutela dei diritti delle persone. Alla XIII edizione italiana del Congresso parteciperanno associazioni, capi di stato ed esponenti politici della destra radicale, cristiana e integralista da tutto il mondo ma anche tre ministri del governo italiano (il ministro dell’Interno e vice presidente del Consiglio Matteo Salvini, il ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana, il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti) oltre a Giorgia Meloni, il senatore della Lega Simone Pillon, il presidente della Regione Veneto Luca Zaia e il sindaco di Verona Federico Sboarina.”

Un congresso aberrante, pericoloso, perché – attraverso i suoi relatori – verranno esposte tesi ed opinioni che negano i diritti delle donne, degli omosessuali e dei transessuali. A questo proposito, Fools Journal sostiene a gran voce l’iniziativa di “Indietro, March!“: una campagna di sensibilizzazione della società civile che ha come obiettivo quello di svelare l’ideologia conservatrice e cristiana integralista delle organizzazioni che promuovono il Congresso delle Famiglie. Uno dei metodi utilizzati per questa battaglie è la satira: ecco dunque “Gli Impresentabili”, l’incisivissimo album delle figurine che mostra chi sono i paladini e le paladine dell’odio che parleranno durante il congresso. Smascheriamoli!

https://www.indietromarch.info/#wcf

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Pillola#200 – Greta Thunberg

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“Il mio nome è Greta Thunberg, ho quindici anni e vengo dalla Svezia. Parlo per conto di Climate Justice Now. Molte persone dicono che la Svezia è solo un piccolo Paese e non importa quel che facciamo. Ma ho imparato che non sei mai troppo piccolo per fare la differenza. E se alcuni ragazzi ottengono attenzione mediatica internazionale solo perché non vanno a scuola per protesta, immaginate cosa potremmo fare tutti insieme, se solo lo volessimo veramente.

Ma per fare ciò dobbiamo parlare chiaramente, non importa quanto questo possa risultare scomodo. Voi parlate solo di una infinita crescita della green economy, perché avete troppa paura di essere impopolari. Parlate solo di andare avanti con le stesse idee sbagliate che ci hanno messo in questo casino, anche quando l’unica cosa sensata da fare è tirare il freno di emergenza. Non siete abbastanza maturi per dire le cose come stanno, anche questo fardello lo lasciate a noi bambini.

A me, invece, non importa di risultare impopolare, mi importa della giustizia climatica e del pianeta. La civiltà viene sacrificata per dare la possibilità a una piccola cerchia di persone di continuare ad accumulare un’enorme quantità di profitti. La nostra biosfera viene sacrificata per far sì che le persone ricche in Paesi come il mio possano vivere nel lusso. É la sofferenza di molti a garantire il benessere a pochi.

Nel 2078 festeggerò il mio settantacinquesimo compleanno. Se avrò dei bambini probabilmente passeranno quel giorno con me e forse mi faranno domande su di voi. Forse mi chiederanno come mai non avete fatto niente quando era ancora il tempo di agire. Dite di amare i vostri figli sopra ogni cosa ma gli state rubando il futuro proprio davanti ai loro occhi. Finché non vi concentrerete su cosa deve essere fatto anziché su cosa sia politicamente meglio fare, non c’è alcuna speranza.

Non possiamo risolvere una crisi se non la trattiamo come tale: dobbiamo lasciare i combustibili fossili sotto terra e dobbiamo focalizzarci sull’uguaglianza. E se le soluzioni sono impossibili da trovare all’interno di questo sistema significa che dobbiamo cambiare il sistema. Non siamo venuti qui per pregare i leader di occuparsene. Ci avete ignorato in passato e continuerete a farlo. Siete rimasti senza scuse e noi siamo rimasti senza più tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no.

Il vero potere appartiene al popolo. Grazie.”

Greta Thunberg

Firenze: la street art che omaggia le super donne

In occasione dell’8 Marzo, Festa Internazionale delle Donne, per le strade di Firenze sono apparse – all’improvviso – delle opere di street art che ritraggono donne iconiche come delle super eroine con la maglia di Superman. Non si sa molto degli autori/autrici, c’è solo una pagina Instagram con il nome “Lediesis” che sta raccogliendo le immagini. Le super donne finora comparse sono: Frida Kahlo, Rita Levi MontalciniMargherita Hack, Nefertiti, Sophia Loren, la Principessa Leila, Uma Thurman in “Kill Bill”, nell’atto di fare l’occhiolino ai passanti. We love it!

Pillola#199 – Giulia Pacilli

Foto da Facebook di Giulia Pacilli

“Io sono giovane e ho dei valori profondi, delle idee politiche a cui non ho intenzione di rinunciare per le minacce e per gli insulti. Certo, la cosa che mi preoccupa è vedere che una persona che ha un ruolo istituzionale, che dovrebbe tutelare la sicurezza dei cittadini, invece usi il suo potere per mettere a rischio la sicurezza di una giovane donna, una studentessa che viene indicata agli odiatori del web, messa alla berlina. Per la seconda volta di seguito…Io a quella manifestazione ci sono andata per difendere le mie idee e i miei valori: credo nella solidarietà e sono contro le discriminazioni. Ho deciso coscientemente di fare quel cartello per mandare messaggio molto chiaro a tutti quelli che si erano divertiti a sottopormi alla gogna mediatica, mostrando che non ho paura e che preferisco così che stare dall’altra parte. Tutta la mia vita sociale è politica, non mi chiudo in casa. Siamo parte di una comunità, tutta la vita, tutte le cose che facciamo ogni giorno è politica. Io sono una giovane donna che si definisce antirazzista, mi indigno quando tutto quello che viene definito ‘diverso’ viene messo all’indice. Penso che non si possa stare zitti.” – Giulia Pacilli (intervista su Repubblica, 05/03/2019)

L’installazione pro-migranti in Abruzzo

Domenica pomeriggio, ad Atri (Teramo), in vista della visita del Ministro degli Interni Matteo Salvini, un gruppo di persone ha realizzato un’installazione artistica (e di protesta) nella piazza principale del paese: una serie di mani che sembrano spuntare dal lastricato, esattamente come le mani dei migranti che cercano aiuto prima di morire affogati nel Mediterraneo. Vicino alle mani un testo: “Ministro, sentiti libero di esprimere qui, con i tuoi elettori, idee disumane di società. Qui tra queste mani che affondano, silenti come coloro che, in mare, hanno la testa nell’acqua. Coraggioso è chi mette in gioco la propria vita, non chi gioca con quelle degli altri”. L’installazione è stata rimossa dalla polizia, che ha identificato tre persone, per le quali però non è scattata alcuna ipotesi di reato. Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista, ha diffuso le foto scrivendo: “Una protesta silenziosa e civile contro la demagogia razzista e xenofoba del segretario della Lega e la politica del governo verso migranti e Ong”.

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Pillola#197 – Gino Strada

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“Quando si è governati da una banda dove la metà sono fascisti e l’altra metà sono coglioni non c’è una grande prospettiva per il paese. La priorità è salvare vite umane, e invece li stanno uccidendo. Abbiamo la responsabilità di non stare più zitti, non possiamo continuare a tollerare che si uccidano persone sotto i nostri occhi e che a ucciderli siano governi, compreso il nostro” – Gino Strada (21 gennaio 2019)

Il libro del mese – “Becoming” di Michelle Obama

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Becoming” di Michelle Obama è il libro che tutte le persone in cerca di ispirazione, in cerca di stimoli, in cerca di quella chiave positiva che permetta di scardinare le serrature divelte della propria vita, dovrebbero leggere. Prima di essere la biografia della ex First Lady americana, è la storia di una donna che, attraverso l’impegno, lo studio, la ricerca ostinata del raggiungimento dei suoi obiettivi, è riuscita ad emergere da un quartiere degradato di Chicago e ad affrontare in maniera vincente tutti i preconcetti derivanti dal suo essere donna, essere nera ed essere povera. Prima di essere il racconto di cosa significhi ritrovarsi catapultati a vivere nella casa più famosa e potente del mondo, è quasi un manuale di self-help che – una volta chiuso – ti fa venir voglia di riprendere in mano la tua vita e migliorare tutto ciò che non funziona bene. Prima di essere una dedica d’amore all’intelligenza del marito Barack e alla libertà delle figlie Sasha e Malia, è un invito ad essere umani, tolleranti, educati e – perché no – un po’ intelligentemente folli. “Becoming” di Michelle Obama è quindi il libro che tutte le persone che non vogliono identificarsi con l’attuale ondata di malessere che sta attanagliando il mondo dovrebbero leggere, perché attraverso il racconto della sua vita non parla di paura ma di speranza, perché non parla di divisioni ma di incontri, perché non punta il dito ma invita al confronto, perché non emette sentenze ma suggerisce curiosità. È un libro che ingloba le caratteristiche positive di un American dream che al momento è un po’ sbiadito e caricaturale: non importa da dove arrivi, ma puoi puntare in alto fino a raggiungere quel tipo di potere che non è un atto di forza del singolo, ma un lavorare comune verso un obiettivo più grande, quel potere che è emancipazione, quel potere che è educazione. “Becoming” di Michelle Obama è dunque un libro potente, perché racconta il percorso di una donna che ce l’ha fatta, che ha affrontato battaglie, dolori e dispiaceri, ma ha anche vissuto felicità, realizzazione, ambizione. Il racconto di una donna che non si sente mai arrivata ma si chiede costantemente: “sono abbastanza brava?”.  E lo è, eccome se lo è.

Recensione di Daniele Messina

“Sorry, can I take a picture of you?”: i ritratti “umani” di Bennett Pimpinella

Gli altri. Oh, gli altri. In questo periodo storico in cui c’è un gran dibattere di noi, loro, muri e porti, a volte dimentichiamo che non esistono altro che persone. Un carico di umanità che, con tutte le sue sfaccettature, è bello da scoprire. Ed è in questa dimensione che nasce il bellissimo progetto fotografico – dal titolo “Sorry, can I take a picture of you?” – di Bennett Pimpinella, il quale ha realizzato degli intensi ritratti a persone sconosciute con un semplice metodo: fermarli per strada e scattare una foto mentre accarezza il loro viso. Il risultato è potente, emozionante e profondamente umano.

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https://www.instagram.com/bennetpimpinella/?hl=it

Pillola#196 – Ascanio Celestini

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“Salvini è uno specchio. Bisogna tenerlo come punto di riferimento per non fare come lui, per non diventare quella roba là, per questo è mostruoso, perché dice e fa delle cose che noi dovremmo evitare in maniera anche molto determinata. È il mostro che incontravamo al bar e pensavamo: no, dai, mica le pensa ste’ cose. In realtà lui le pensa eccome e le fa pure. Ribadisco: è mostruoso, ma non un criminale che commette crimini. E’ un po’ il punto di riferimento rispetto a quanto abbiamo perso dei pezzi importanti della nostra umanità”. – Ascanio Celestini (11 dicembre 2018, Huffington Post Italia)