Polonia: la pista ciclabile che si illumina al buio

A Lidzbark Warminski, nel nord della Polonia, è stata realizzata una pista ciclabile luminosa, composta da materiale sintetico, che emette una luce blu elettrica per dieci ore di fila – dunque durante tutta la notte – dopo essere stata ricaricata dal sole diurno. L’invenzione, ideata dal TPA Instytut Badań Technicznych Sp. z o.o., è ancora in fase di sperimentazione ma permetterebbe di incrementare la sicurezza dei ciclisti.

 

Arte per i rifugiati: la casa all’uncinetto rosa in Finlandia

Unendo le forze, aldilà di qualsiasi differenza, si può raggiungere qualsiasi obiettivo e lavorare come una comunità: è partendo da questo semplice concetto che l’artista polacca Olek ha completamente rivestito di rosa una casa di Kerava, in Finlandia, insieme a delle donne rifugiate ucraine e siriane. Il rivestimento è composto completamente da lavori all’uncinetto e l’intento è quello di porre l’attenzione sulle condizioni di vita dei rifugiati nei paesi occidentali. Il progetto, dal titolo #ourpinkhouse, è stato realizzato non a caso in questo edificio abitato da una famiglia che, durante la Guerra d’Inverno 1939-1940, fu costretta a fuggire per eludere le bombe che cadevano nel cortile.

http://oleknyc.com/

Foto del Giorno – Il bambino che tenta di fermare il corteo omofobo

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Il fotografo messicano Manuel Rodríguez ha pubblicato sul suo profilo Facebook una fotografia scatta a Celaya, in Messico, che mostra un bambino con le braccia allargate nel bel mezzo di una strada: sta cercando di fermare il corteo omofobo organizzato dal “Fronte Nazionale per la Famiglia”, che tenta di opporsi alla modifica della costituzione messicana che permetterebbe alle persone dello stesso sesso di sposarsi. Nella didascalia, Rodriguez scrive: «Mi viene la nausea vedendo così tanta omofobia tutta insieme, ma preferisco portare con me l’immagine di questo ragazzo che cerca da solo di “fermare” la manifestazione». Il bambino, di soli 12 anni, è stato raggiunto dal fotoreporter per capire il perché del suo gesto: “Ho uno zio gay e non voglio che sia odiato” è stata la sua risposta.

Pillola#183 – Maya Angelou

Maya Angelou

“Tu puoi scrivere di me nella storia,
con le tue bugie amare e contorte.
Puoi calpestarmi nella sporcizia
ma io, come la polvere, mi solleverò.

La mia sfacciataggine ti irrita?
Perché sei assediato dalla malinconia?
Perché io cammino come se avessi pozzi di petrolio
che sgorgano nel mio salotto.
Proprio come le lune e i soli,
con la certezza delle maree,
proprio come la speranza che alta si slancia,
ancora io mi solleverò.

Volevi vedermi spezzata?
Con la testa china e gli occhi bassi?
Le spalle cadenti come lacrime.
Indebolita dal mio pianto, che viene dall’anima.
La mia superbia ti offende?
Non prenderla così male.

Perché io rido come se avessi miniere d’oro
scavate nel mio cortile.
Puoi spararmi con le tue parole.
Puoi ferirmi con i tuoi occhi.
Puoi uccidermi con il tuo odio,
ma io, come l’aria, mi solleverò.

E’ la mia sensualità a disturbarti?
Ti arriva come una sorpresa,
il fatto ch’io danzi come se avessi diamanti
all’incrocio delle mie cosce?

Fuori dalle capanne della vergogna della storia,
mi sollevo.
Su, da un passato che ha le radici nel dolore,
mi sollevo.
Sono un oceano nero, ampio, che balza,
zampillando e gonfiandomi, genero nella marea.
Lasciando alle spalle notti di terrore e paura,
mi sollevo.
In un’alba che è meravigliosamente chiara,
mi sollevo.
Portando i doni che i miei antenati mi diedero,
io sono il sogno e la speranza dello schiavo.

Mi sollevo.
Mi sollevo.
Mi sollevo.”

Maya AngelouAncora io mi solleverò

Il lato oscuro della vita moderna nelle illustrazioni di Marco Melgrati

Marco Melgrati è un illustratore italiano, originario di Milano e attualmente residente a Città del Messico, che con le sue creazioni mette ironicamente in evidenza le tristi verità della vita moderna: soprattutto, l’ossessione per i social network e come essi hanno cambiato le interazioni umane, la mancanza di privacy, l’alienazione sul luogo di lavoro e uno scenario socio-politico sempre più instabile.

http://altpick.com/marcomelgrati

Arte: le donne più potenti della terra in “Woman Card”

Il sito Woman Card ha deciso di celebrare le donne più potenti della Terra, coloro le quali sono riuscite a farsi portavoce dei diritti delle donne e abbattere le differenze di genere in un mondo prevalentemente maschilista. L’idea è stata partorita successivamente ad alcune frasi di Donald Trump, il quale ha detto che il successo di Hillary Clinton è dovuto semplicemente al fatto di essere donna, senza alcun merito professionale. Si sono così riunite artiste, designer, illustratrici e creativi per dare vita ad un mazzo di 52 carte illustrate, composto da 52 “regine” e ben due jolly: indovinate chi? Ovviamente, Donald Trump. We love it!

http://womancard.co/

Pillola#182 – Michela Murgia

Michela Murgia

“In mezzo alle grida indignate dei giustizialisti del giorno dopo, a me l’ultima cosa che interessa è sapere se verrà dato l’ergastolo all’uomo che ha ucciso Sara di Pietrantonio.
Molto più importante mi pare capire perché di uomini come quello in Italia ce ne siano migliaia e picchino, violentino o uccidano altrettante donne ogni anno.
Lo sappiamo che le cause sono culturali.
Lo sappiamo che Vincenzo Paduano non è un mostro, un folle, la vittima di un raptus, ma è il frutto di una cultura che costruisce e alimenta in tutti e in tutte noi l’idea che una donna sia una cosa (“sei mia/sono sua”) o una funzione (“la moglie/fidanzata/figlia/sorella/madre”), ma mai una persona dotata di autonomia.
Sappiamo anche che quella cultura si chiama sessismo ed è fatta di tanti ingredienti, il primo dei quali è non vedere il problema.
C’è un rifiuto da parte di molti ad accettare che il maschilismo esista e faccia ogni anno decine di morti. Negarlo però è un modo per continuare a pensare che quelle morti sono tutti raptus, tutti gesti inconsulti, tutte eccezioni, e non la norma di una mentalità che ci appartiene da secoli. Poi c’è la resistenza ai programmi scolastici di educazione contro gli stereotipi di genere: a dire cos’è un uomo, cos’è una donna, come è amore e come si dice addio si impara, ma in Europa i soli paesi che non lo insegnano sono l’Italia e la Grecia. Disastrosa è anche la leggenda che esista una “Famiglia Naturale” con ruoli maschili e femminili immutabili, e quindi guai a chi sottrae. Infine, ma non certo per importanza, c’è il vergognoso taglio dei fondi ai centri antiviolenza, gli unici luoghi dove le donne trovano consiglio e rifugio.
Poi c’è il linguaggio, visibile persino nel modo in cui è stata data dai giornali la notizia della morte di Sara di Pietrantonio, continuamente definita “fidanzata” o “ex fidanzata”, cioè proprio la funzione relazionale a cui aveva voluto sottrarsi. Se è chiaro a tutti che la ragazza è morta perché non voleva più essere la fidanzata di Vincenzo Paduano, perché – maledetti giornalisti senza codice deontologico – continuate a definirla con il linguaggio della relazione da cui era uscita? Perché mettete la foto dell’assassino e della vittima insieme abbracciati? State realizzando il sogno dell’omicida: ricomporre nella morte la storia d’amore che non c’era più.
In coda (o a monte?) c’è anche il resto, quello che meno vogliamo vedere. Accanto alla notizia dell’omicidio di Sara, ieri su un quotidiano on line c’era un boxino con la foto di una concorrente di Miss Italia misurata a mano col metro da un compiaciuto uomo-giudice. Non credo esista una migliore metafora per dire che l’esatta misura di come debba essere una donna in questo paese la vuol decidere sempre qualcun altro. Se permettiamo che il valore delle donne sia stabilito sul loro essere corpi, cose e funzioni, quel metro in mano ad altri potrà assumere tutte le forme che vuole.
Persino quella di una bottiglia d’alcool.

(No, non sto dicendo che il giudice di Miss Italia è un potenziale femminicida. Sto dicendo che alla base di ogni fenomeno sociale c’è un impianto simbolico dove tutto comincia. Fare finta di non vederlo lo conferma).”

Michela Murgia (31 maggio 2016)

Fotografia e land art: le sculture “migranti” di Atelier 37.2

Un peuple de passage” è un progetto che unisce land art e fotografia, in cui una serie di sculture effimere sembrano appropriarsi poeticamente dello spazio circostante, per una rappresentazione metaforica della vita dei migranti. Figure sfuggenti, spesso nascoste, che sembrano solo assaggiare un luogo per raggiungerne un altro, ma che nel frattempo stanno scrivendo la loro storia, le loro vite, disegnando il proprio atlante visivo. Il progetto, realizzato dal gruppo francese Atelier 37.2, ha visto le sculture vagare per l’Italia, l’Islanda e la Francia. Potente.

http://www.37-2.com/