Essere gay e arabi: “Ultimo giro al Guapa”, l’intenso libro di Saleem Haddad

Saleem Haddad

In una grande città mediorientale affollata e infuocata, il giovane Rasa si appresta a vivere un giorno di svolta nella sua vita: quello in cui la nonna – con cui condivide la casa – lo scopre a letto con il suo amante, quello in cui il suo migliore amico viene arrestato in quanto omosessuale, quello in cui riscopre la sua passione politica che lo aveva portato a vivere attivamente la primavera araba, quello in cui scopre il volto del terrorismo, quello in cui deve fare i conti con la sua Eib – la vergogna – di essere arabo e gay, quello in cui deciderà cosa fare del suo amore nascosto, quello in cui ricomporrà i pezzi del suo passato familiare per emanciparsi definitivamente da esso. “Ultimo giro al Guapa” (Edizioni E/O) di Saleem Haddad è tutto questo: un affresco appassionato, intenso e sincero delle varie sfumature che compongono la vita di un ragazzo arabo e il rapporto con l’Islam, con la politica, con la propria sessualità e con le convenzioni sociali e familiari.

Sfidando i luoghi comuni che spesso accompagnano la narrazione del mondo arabo e dell’Islam, Haddad ci porta per mano nella realtà multi sfaccettata e multicolore del Medioriente. La città in cui è ambientato il romanzo, ad esempio, non è mai specificata. Potrebbe essere Beirut ma anche Il Cairo, Gerusalemme, Damasco, Amman: ci sono elementi che ci possono facilmente condurre nelle strade di ciascuna di esse. Siamo nel pieno della primavera araba, o almeno nel momento immediatamente successivo: quando le speranze di riscatto del popolo sono state tradite, colpite e nuovamente represse. La scelta dell’autore di non parlare esplicitamente di un luogo preciso è stata fatta perché voleva che la trama non fosse soffocata da una lettura politica e che il focus restasse sul protagonista, Rasa, e i suoi comprimari: sulla sua ricerca di identità, sul suo sentirsi ‘fuori posto’ ovunque, sulle relazioni sociali, sul peso che il tentativo di ribellarsi all’ordine precostituito ha significato per molti ragazzi arabi.

Ed è proprio questo il pregio del romanzo: non focalizzarsi su una lettura politica di un importante momento storico ma raccontare l’Eib, quella parola araba che indica la vergogna e il pudore, un vero e proprio codice sociale forte ed interiorizzato, che guida ogni rapporto sociale e legame nella comunità araba. L’Eib sottintende qualsiasi comportamento, parola e pensiero, e così è anche per Rasa: cosa è libero di fare? Cosa è libero di provare? Cosa è libero di vivere? Come verrà percepito da sua nonna Teta, figura monumentale e conservatrice, che racchiude in sé i mille volti multiformi e complessi dell’Islam? Come verrà percepito dai suoi colleghi universitari negli Stati Uniti, quando improvvisamente – dopo l’11 settembre – il suo essere arabo lo costringerà a fare i conti per la prima volta con le proprie origini? Come può vivere, nascosto, la storia d’amore con Taymour, l’uomo della sua vita, prossimo ad un matrimonio combinato, in una società che non accetta, anzi opprime assolutamente, l’omosessualità?

“Ultimo giro al Guapa” è dunque il racconto di un giovane uomo che è alla ricerca del suo posto del mondo, della sua identità, e che finalmente inizia a dare un nome alle sue sensazioni. Un giovane uomo che capisce come non ci si possa mai definire completamente, come non si possa mai appartenere totalmente ad un luogo, come non si possano mai controllare i sentimenti, le passioni, i legami. Un giovane uomo che impara a stare al mondo e, con esso, a cambiare.

Ultimo Giro al Guapa

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Pillola#190 – Barbara Alberti

Barbara Alberti

“Essere stronzi è la cosa più facile del mondo, è un concetto darwiniano che applichiamo piuttosto bene. La sopraffazione è banale. Non essere stronzi significa vivere la vita in maniera dignitosa e avventurosa, ed è dunque complicato.” – Barbara Alberti 

A New York nasce la biblioteca online gratuita sulla metropolitana

A New York è appena nata la “Subway Library“: un’iniziativa – che per il momento durerà sei settimane – che permette ai viaggiatori della metropolitana di scaricare centinaia di libri caricati su una biblioteca online accessibile gratuitamente con il WiFi.  Il servizio è attivo sulle linee E e F di Brooklyn, Manhattan e Queens, e permetterà a tutti i passeggeri di accedere a centinaia di volumi messi a disposizione dalla New York Public Library, promotrice dell’iniziativa, che saranno dunque liberi di scegliere quale titolo leggere durante il loro viaggio in metropolitana. Amazing!

Pillola#186 – Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

“Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgon neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.” – Oriana Fallaci, Insciallah

Pillola#185 – Dario Fo

Roma . Dario Fo
Roma . Dario Fo – fotografo: benvegnù – guaitoli – lannutti

“Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una festa. Mio padre, prima dell’arrivo del nazismo, aveva capito che buttava male; perché, spiegava, quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso” – Dario Fo (da la Repubblica del 20 novembre 2006)

Pillola#183 – Maya Angelou

Maya Angelou

“Tu puoi scrivere di me nella storia,
con le tue bugie amare e contorte.
Puoi calpestarmi nella sporcizia
ma io, come la polvere, mi solleverò.

La mia sfacciataggine ti irrita?
Perché sei assediato dalla malinconia?
Perché io cammino come se avessi pozzi di petrolio
che sgorgano nel mio salotto.
Proprio come le lune e i soli,
con la certezza delle maree,
proprio come la speranza che alta si slancia,
ancora io mi solleverò.

Volevi vedermi spezzata?
Con la testa china e gli occhi bassi?
Le spalle cadenti come lacrime.
Indebolita dal mio pianto, che viene dall’anima.
La mia superbia ti offende?
Non prenderla così male.

Perché io rido come se avessi miniere d’oro
scavate nel mio cortile.
Puoi spararmi con le tue parole.
Puoi ferirmi con i tuoi occhi.
Puoi uccidermi con il tuo odio,
ma io, come l’aria, mi solleverò.

E’ la mia sensualità a disturbarti?
Ti arriva come una sorpresa,
il fatto ch’io danzi come se avessi diamanti
all’incrocio delle mie cosce?

Fuori dalle capanne della vergogna della storia,
mi sollevo.
Su, da un passato che ha le radici nel dolore,
mi sollevo.
Sono un oceano nero, ampio, che balza,
zampillando e gonfiandomi, genero nella marea.
Lasciando alle spalle notti di terrore e paura,
mi sollevo.
In un’alba che è meravigliosamente chiara,
mi sollevo.
Portando i doni che i miei antenati mi diedero,
io sono il sogno e la speranza dello schiavo.

Mi sollevo.
Mi sollevo.
Mi sollevo.”

Maya AngelouAncora io mi solleverò

“Archiwriter”: il design delle case degli scrittori immaginate da Federico Babina

Come sarebbero le case dei più grandi scrittori classici e contemporanei, se prendessimo come punto di riferimento il loro universo letterario? A realizzarle ci ha pensato l’illustratore e architetto italiano Federico Babina, il quale – nel progetto “Archiwriter” – si è divertito ad immaginare le case di Kerouac, Orwell, Shakespeare, Camus, Kundera, Bukowski, inserendo anche delle loro citazioni all’interno. Top.

http://www.federicobabina.com/