Il libro del mese – “Becoming” di Michelle Obama

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Becoming” di Michelle Obama è il libro che tutte le persone in cerca di ispirazione, in cerca di stimoli, in cerca di quella chiave positiva che permetta di scardinare le serrature divelte della propria vita, dovrebbero leggere. Prima di essere la biografia della ex First Lady americana, è la storia di una donna che, attraverso l’impegno, lo studio, la ricerca ostinata del raggiungimento dei suoi obiettivi, è riuscita ad emergere da un quartiere degradato di Chicago e ad affrontare in maniera vincente tutti i preconcetti derivanti dal suo essere donna, essere nera ed essere povera. Prima di essere il racconto di cosa significhi ritrovarsi catapultati a vivere nella casa più famosa e potente del mondo, è quasi un manuale di self-help che – una volta chiuso – ti fa venir voglia di riprendere in mano la tua vita e migliorare tutto ciò che non funziona bene. Prima di essere una dedica d’amore all’intelligenza del marito Barack e alla libertà delle figlie Sasha e Malia, è un invito ad essere umani, tolleranti, educati e – perché no – un po’ intelligentemente folli. “Becoming” di Michelle Obama è quindi il libro che tutte le persone che non vogliono identificarsi con l’attuale ondata di malessere che sta attanagliando il mondo dovrebbero leggere, perché attraverso il racconto della sua vita non parla di paura ma di speranza, perché non parla di divisioni ma di incontri, perché non punta il dito ma invita al confronto, perché non emette sentenze ma suggerisce curiosità. È un libro che ingloba le caratteristiche positive di un American dream che al momento è un po’ sbiadito e caricaturale: non importa da dove arrivi, ma puoi puntare in alto fino a raggiungere quel tipo di potere che non è un atto di forza del singolo, ma un lavorare comune verso un obiettivo più grande, quel potere che è emancipazione, quel potere che è educazione. “Becoming” di Michelle Obama è dunque un libro potente, perché racconta il percorso di una donna che ce l’ha fatta, che ha affrontato battaglie, dolori e dispiaceri, ma ha anche vissuto felicità, realizzazione, ambizione. Il racconto di una donna che non si sente mai arrivata ma si chiede costantemente: “sono abbastanza brava?”.  E lo è, eccome se lo è.

Recensione di Daniele Messina

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Pillola#195 – Andrea Camilleri

Camilleri

“In questo momento è una fortuna essere ciechi… non vedere certe facce che seminano odio, che seminano vento e raccoglieranno tempesta. Le parole della senatrice Segre sono tutte da sottoscrivere. Stiamo perdendo la misura, il peso della parola, le parole sono pietre, possono trasformarsi in pallottole. Bisogna pesare ogni parola che si dice e far cessare questo vento dell’odio, che è veramente atroce e lo si sente palpabile intorno a noi. Ma perché l’altro è diverso da me? L’altro non è altro che me stesso allo specchio. Siamo peggio degli animali che, almeno, hanno la fortuna di non parlare. Voglio morire con la speranza che si possa vivere in un mondo di pace. Il futuro è nelle mani dei giovani. Non disilludetemi». – Andrea Camilleri (29/10/2018 a Che Tempo Che Fa)

Essere gay e arabi: “Ultimo giro al Guapa”, l’intenso libro di Saleem Haddad

Saleem Haddad

In una grande città mediorientale affollata e infuocata, il giovane Rasa si appresta a vivere un giorno di svolta nella sua vita: quello in cui la nonna – con cui condivide la casa – lo scopre a letto con il suo amante, quello in cui il suo migliore amico viene arrestato in quanto omosessuale, quello in cui riscopre la sua passione politica che lo aveva portato a vivere attivamente la primavera araba, quello in cui scopre il volto del terrorismo, quello in cui deve fare i conti con la sua Eib – la vergogna – di essere arabo e gay, quello in cui deciderà cosa fare del suo amore nascosto, quello in cui ricomporrà i pezzi del suo passato familiare per emanciparsi definitivamente da esso. “Ultimo giro al Guapa” (Edizioni E/O) di Saleem Haddad è tutto questo: un affresco appassionato, intenso e sincero delle varie sfumature che compongono la vita di un ragazzo arabo e il rapporto con l’Islam, con la politica, con la propria sessualità e con le convenzioni sociali e familiari.

Sfidando i luoghi comuni che spesso accompagnano la narrazione del mondo arabo e dell’Islam, Haddad ci porta per mano nella realtà multi sfaccettata e multicolore del Medioriente. La città in cui è ambientato il romanzo, ad esempio, non è mai specificata. Potrebbe essere Beirut ma anche Il Cairo, Gerusalemme, Damasco, Amman: ci sono elementi che ci possono facilmente condurre nelle strade di ciascuna di esse. Siamo nel pieno della primavera araba, o almeno nel momento immediatamente successivo: quando le speranze di riscatto del popolo sono state tradite, colpite e nuovamente represse. La scelta dell’autore di non parlare esplicitamente di un luogo preciso è stata fatta perché voleva che la trama non fosse soffocata da una lettura politica e che il focus restasse sul protagonista, Rasa, e i suoi comprimari: sulla sua ricerca di identità, sul suo sentirsi ‘fuori posto’ ovunque, sulle relazioni sociali, sul peso che il tentativo di ribellarsi all’ordine precostituito ha significato per molti ragazzi arabi.

Ed è proprio questo il pregio del romanzo: non focalizzarsi su una lettura politica di un importante momento storico ma raccontare l’Eib, quella parola araba che indica la vergogna e il pudore, un vero e proprio codice sociale forte ed interiorizzato, che guida ogni rapporto sociale e legame nella comunità araba. L’Eib sottintende qualsiasi comportamento, parola e pensiero, e così è anche per Rasa: cosa è libero di fare? Cosa è libero di provare? Cosa è libero di vivere? Come verrà percepito da sua nonna Teta, figura monumentale e conservatrice, che racchiude in sé i mille volti multiformi e complessi dell’Islam? Come verrà percepito dai suoi colleghi universitari negli Stati Uniti, quando improvvisamente – dopo l’11 settembre – il suo essere arabo lo costringerà a fare i conti per la prima volta con le proprie origini? Come può vivere, nascosto, la storia d’amore con Taymour, l’uomo della sua vita, prossimo ad un matrimonio combinato, in una società che non accetta, anzi opprime assolutamente, l’omosessualità?

“Ultimo giro al Guapa” è dunque il racconto di un giovane uomo che è alla ricerca del suo posto del mondo, della sua identità, e che finalmente inizia a dare un nome alle sue sensazioni. Un giovane uomo che capisce come non ci si possa mai definire completamente, come non si possa mai appartenere totalmente ad un luogo, come non si possano mai controllare i sentimenti, le passioni, i legami. Un giovane uomo che impara a stare al mondo e, con esso, a cambiare.

Ultimo Giro al Guapa

Pillola#190 – Barbara Alberti

Barbara Alberti

“Essere stronzi è la cosa più facile del mondo, è un concetto darwiniano che applichiamo piuttosto bene. La sopraffazione è banale. Non essere stronzi significa vivere la vita in maniera dignitosa e avventurosa, ed è dunque complicato.” – Barbara Alberti 

A New York nasce la biblioteca online gratuita sulla metropolitana

A New York è appena nata la “Subway Library“: un’iniziativa – che per il momento durerà sei settimane – che permette ai viaggiatori della metropolitana di scaricare centinaia di libri caricati su una biblioteca online accessibile gratuitamente con il WiFi.  Il servizio è attivo sulle linee E e F di Brooklyn, Manhattan e Queens, e permetterà a tutti i passeggeri di accedere a centinaia di volumi messi a disposizione dalla New York Public Library, promotrice dell’iniziativa, che saranno dunque liberi di scegliere quale titolo leggere durante il loro viaggio in metropolitana. Amazing!

Pillola#186 – Oriana Fallaci

Oriana Fallaci

“Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgon neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.” – Oriana Fallaci, Insciallah

Pillola#185 – Dario Fo

Roma . Dario Fo
Roma . Dario Fo – fotografo: benvegnù – guaitoli – lannutti

“Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una festa. Mio padre, prima dell’arrivo del nazismo, aveva capito che buttava male; perché, spiegava, quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso” – Dario Fo (da la Repubblica del 20 novembre 2006)